Il Risotto di Dorian Grey
Casacara si affrettò ad informare dell’accaduto il socio ed amico McAllock, il quale fu ben contento dell’insperata fortuna, che gli consentiva di pagare svariati debiti (20.000 a Londra, 10.000 a Roma). Casacara chiese al socio di mandargli Arnold.
Arnold Schwarzeneiger era la loro guardia del corpo ambulante, ed era governatore della California – il primo stato americano in cui il culturismo è religione ufficiale. Arnold era in grado di spostarsi laddove c’era l’epicentro delle operazioni della loro società. Arnold era un uomo di Neanderthal alto 16 metri, con una circonferenza toracica di 318,6 metri, ed una capienza di cinque vani con retromarcia e servosterzo; trazione interiore, tre velocità; 800 km con un litro (di vino). In parole povere, poverissime, indigenti, malnutrite, denutrite, anoressiche, Arnold era il loro GORILLA.
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INTERMEZZO. Chi sono i gorilla? Cosa vogliono? Da dove provengono? A quanto vanno all’ora?
I gorilla fanno parte dei primati. In particolare del GUINNESS dei primati, vivono cioè solo nelle birre Guinness. Il gorilla, però, non beve birra. Ha la lingua verde perché beve solo POCHUM VERDE. Il gorilla mangia pezzettini minuscolissimi di foglie di Pochum Verde, che altresì costituiscono la sua unica bevanda. Una famiglia di gorilla, di solito costituita di 10.000 individui, riesce a sostentarsi con un’unica foglia, che fa in parti minuscolissime, con le quali si sostenta per lungo tempo. Scienziati che han tentato di vivere con i gorilla son tutti morti di stenti e poveri in canna.
I gorilla, quando son felici, scoreggiano. Il gas da essi emesso è venefico. I negri che vivono nelle zone circonvicine ai gorilla spesso muoiono come mosche a causa dei gas emessi dai detti animali di cui sopra. Fortunatamente, i gorilla sono animali di una tristezza spaventosa. Tale indole viene resa più pesante dai negri circonvicini, che vestono sempre di nero funebre e che celebrano i funerali sempre vicino ai gorilla; a volte sono funerali di persone inesistenti.
I gorilla son dotati di peli-aculei velenosi che sono in grado di scagliare sui nemici con apposite catapulte girevoli multiple, in grado di scagliare 800 peli-aculei al secondo.
I gorilla son dotati di memoria sovrumana, che accumulano in una sacca che si forma sulla schiena nella stagione arida. (No. Quelli sono i dromedari...) I gorilla hanno grande memoria, che però spesso dimenticano da qualche parte. (Dove? Non ricordo...)
I gorilla si accrescono senza posa. Giunti a 100 m ed 300 anni mettono radici ovunque si trovino. E allora smuoverli è un problema.
I gorilla raggiungono la maturità sessuale a 120 anni. Allora vanno in calore, ma in un calore così intenso che bruciano e si dissolvono in una nube di Raid che uccide le zanzare ed i serbi in circolazione. E se non ce ne sono? Allora il gas condensa e precipita in burro fuso.
Pochissimi riescono ad accoppiarsi, solo i più frigidi, dai cui accoppiamenti raramente nasce un gorillino. Perciò di solito i gorilla si riproducono per strobilazione: il gorilla prende un legno duro e si tira una forte botta dolorosa in testa. Si forma un bombolone, che cresce finché si rompe. Ne fuoriescono un gorillino ed un bombo. Il gorillino salta subito fuori a terra e comincia a dar calci negli stinchi e pizzichi a tutti: è molto vivace. Abbatte gli alberi. Dalla legna si crea le costruzioni, che assembla in grosse città lignee, cui poi dà fuoco per divertimento. Si forma archi con i quali caccia e distrugge; costruisce ferrovie per devastare la foresta. L’uomo è come il gorillino. Solo che cresce e si placa. A quanto pare, l’uomo non si placa.
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Arnold è un gorilla. Solo che può trasformarsi in una valigia, così Casacara può trasportarlo senza problemi.
E così, Casacara iniziò l’indagine. Scoprì che la gallina del fatidico 11 Settembre 2001 camminava nella borsa di qualcuno che usa la cera: tracce di cera per pavimenti erano state trovate sul piumaggio del gallinaceo. Cera Liu (un cinese) o cera Grey? Questo era il punto.
Il signor Liu quel fatidico 11 Settembre non era in casa, mentre il signor Grey c’era. Questo esclude palesemente Mr. Liu, e pone sotto inchiesta Mr. Grey di N.Y. City. Dorian Grey, per la precisione. E’ da lui che tutta l’indagine deve partire.
Così, Casacara dovette recarsi a N.Y. City, nei mitici Stati Uniti; andò con la sua valigia-gorilla. Dorian Grey, il “re della cera”, era un eccentrico signore americano, che viveva in un’enorme casa di Wright, piena dei più svariati oggetti raccolti con gusto dannunziano. Il socio di Casacara, Mr. W. J. McAllock, tramite i suoi nutriti contatti negli States, era giunto a scoprire che Mr. Grey si recava le notti buie e tempestose del più fitto inverno nella locanda, sita in Manhattan, detta “Il puledro impiastricciato”. E così, Casacara, nell’inizio luglio 2003, si recò nella locanda. Appena vi entrò, un puzzo di candele ad olio e di zuppa di merluzzo lo investì, fino a farlo rinsavire. Si sedette ad un tavolo, ed una formosa cameriera appen’appena vestita gli portò il menu ammiccando provocante. Il menu era sobrio: c’era zuppa di merluzzo, zuppa di pesce con crostini (piccante), baccalà e patate all’origano; non si potevano ordinare più di due diversi tipi di pietanze, ed Allocco Casacara scelse la zuppa di pesce ed il baccalà con patate. Da bere c’era solo birra Badweiser e vino bianco di Lodi (California). Allocco scelse il vin bianco. Sette minuti dopo gli fu portato il vassoio con sopra tutto quanto aveva richiesto. La cameriera serviva i clienti con lo skateboard, e, non vista, aveva lasciato cadere dal reggiseno un bigliettino da visita su cui si leggeva: “SONO LIBERA DOPO LE 8.30 P.M.. PRENOTATEVI. TARIFFE MODICHE”. Un altro dei successi amorosi di Allocco Casacara.
Quanto a lui, non mangiava da tempo. Attaccò, dunque, con sorprendente ritmo, i suoi due piatti ed il quartino di vinello. Terminato il pranzo, segnalò alla cameriera, che intanto si stava esibendo in una conturbante danza del ventre, di fargli il conto ed una tazzina di caffè all’italiana. In men che non si dica, interrompendo la sua danza del ventre, gli portò il conto e la tazzina: pagò immediatamente la cameriera, scusandosi di non poter trarre profitto da quell’occasione a prezzi modici, esentasse, vendita rateale a domicilio. La ringraziò comunque donandole un servizio d’oro zecchino, con tazzine di porcellana e bicchieri di cristallo di Boemia cerchiati d’argento. Allontanatasi l’attraente cameriera con il suo skateboard, sorbendo il suo caffè, Allocco diede un’occhiata in giro per vedere che aria tirava: nell’atmosfera appestata dalle esalazioni di oppio miste a pesce poteva notare il gruppo nutrito attorno alla danzatrice del ventre, alcuni tavoli con i clienti, e qualche capannello vicino al bar. Niente d’interessante. Restava solo un tavolo, quello dietro di lui, da esplorare. C’era un uomo che lo incuriosì, vestito com’era “alla pirata”, con un pappagallo in groppa, ed un baule; accanto a lui si vedevano i resti della zuppa di pesce, ed il piccolo bicchiere ancora pieno di vin bianco. Accortosi che Allocco lo stava guardando, il misterioso “pirata” gli sorrise, facendogli l’occhiolino. Poi, con grande sorpresa di Casacara, si alzò e si diresse verso di lui: aveva una gamba di legno. Dai lenti movimenti, impiegò un certo tempo a percorrere il breve spazio che separava i due tavoli, come una vecchia nave che rolla nella tempesta. Dopo un lasso breve di tempo che parve tuttavia un’enormità, lo straniero senza nome giunse al tavolo di Casacara; e si presentò. Con voce gracchiante, ma in corretto italiano, disse: -Sono Short John Gold. Sei Allocco Casacara?-. Allocco, sorpreso, si alzò ed urlò: -Sì!-. E Short John Gold: -Due. A posto! La prossima volta venga accompagnato dai genitori!-. E Allocco: -Non mancherò-. Al che Gold: -Ma si figuri lei!- E allora Short John Gold estrasse dal baule un pianoforte, e suonò A Kreutzer di L. van Beethoven impeccabilmente.
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INTERMEZZO. Comunicazione dell’esimio editore al risibile autore.
“Ho interrogato il FRISBI (Federazione Rompiscatole Investigativi Sibilanti Baldanzosi Internazionali): Short John Gold NON SA SUONARE IL PIANO. Può suonare solo la chitarra. O corregge, o la citerò per reati contro il Matrimonio al Tribunale di Ahia!”.
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Risposta del volgare autore all’esimio editore.
Cambio immediatamente! (Non ho soldi per sostenere una causa sbagliata).
SPONSOR: GLUCK, ERASMON, ZZZ, RRR.
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Chiedo scusa al benigno lettor...
Sono rosso di vergogna...!
Torniamo a quando Short John Gold, caracollando come una vecchia nave ubriaca, raggiunge il tavolo di Cascara; si ferma, e bacia il terreno, piazzando una croce nel bel mezzo del piede di Casacara. E disse ad Allocco: -Sono Short John Gold. Sei Allocco Casacara?-. Ed Allocco, sorpreso, si alzò ad urlò: -Sì!-.
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INTERMEZZO. Comunicazione dell’esimio editore al risibile autore.
“ANCORA?”.
SPONSOR: RRR, LLL, QQQ, QKP, FRISBI.
risposta del volgare autore all’esimio editore.
Ho sbagliato!
SPONSOR: BEETH, OWEN, LUD, WICK.
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Torniamo a quando Gold dice quella cosa ben nota ad Allocco.
Allocco, sorpreso, rispose: -Sì. Come conosce il mio nome? Come fa a parlar così bene l’italiano?-
Al che fa Gold: -Ti manda il presidente, noi siamo vecchi amici. Mi manda proprio chi ti manda: il Mandarino, come noi chiamiamo il vecchio Friedy (veramente, io son più vecchio di lui, comunque...)-. Detto ciò, offrì ad Allocco un mandarino. Ebbene, era il presidente Godfried Push liofilizzato, in polvere. Allocco lo sciolse nel bicchiere e lo sorbì in 13 lunghe puntate. Gli passò così il raffreddore, ma gli venne il cancro.
Poi Short John annuì, e continuò: -Il Mandarino mi ha detto di mandarti a dire che ti manda una mappa. Ora te la vado a prendere-. E, allora, Short John fece rotta per tornare alla sue postazioni dopo aver vinto in premio una caramella. Casacara telefonò alle Previsioni del Tempo per sapere se c’erano tempeste in arrivo. Intanto, Short John (alto 2 metri e 99,9 cm quadrati, capienza 25 cm cubici, 4 marce, servosterzo) aveva raggiunto la sua postazione (dotata di mitra a tre velocità, cannone, raggio laser, lettore DVD (cioè uno che sa leggere solo la V e la D, che ripete sempre due volte: il resto se lo fa leggere da altri), forno a microonde, piscina). Aprì il baùle, e ne trasse fuori 30 città portatili, 88 dischi in vinil-pelle, 75 volumi dell’Encyclopædia Britannica, la fatidica mappa. Stava tornando quando una tempesta lo sorprese cammin facendo. Fece appena in tempo a mettere la mappa in una bottiglia che affondò amaramente nel pavimento. Ci fu poco da metterci zucchero: l’affondamento fu molto amaro. Si vocifera che un sommergibile nazista (o era il Capitano Nemo?) nei paraggi del pavimento l’abbia speronato. Una commissione del Senato degli Stati Uniti sta indagando sull’evento; pare, comunque, che fosse Lee Lah Oswald a speronare Short John con il suo fucile del 1812 (guerre napoleoniche, assalto di Otranto, guerra della Galizia, guerra di Crimea, invasione dell’Antartide da parte dei Gurkhas, ecc).
Il messaggio nella bottiglia fu dapprima mandato per mezzo di Edgar Allan Poe, posto di seguito su vinile, riversato su DVD. In tale forma raggiunse il tavolo di Casacara. Questi estrasse la bottiglia dal DVD: era ancora calda, fumava la pipa. Aprì tremante la calorosa bottiglia, ne estrasse con un uncino il contenuto, condì con una spruzzatina di limone, e se lo mangiò. No... Ehm... Quelle sono le cozze...
Beh, ne estrasse la mappa: puzzava ancora di zuppa di pesce, pur odorando di lasagna fritta il giorno dopo. Allocco si precipitò fuori accompagnato dalla sua valigia-gorilla. Si mescolò alla folle folla di N.Y., confondendosi con la loro confusa fusione di stile barocco e neoclassico. Correva, correva. Si fermò. Entrò in un ristorante cinese. Mangiò wantung, riso alla cantonese, formaggio di soia, gelato fritto, caffè. Pagò. Riprese a correre. E correva, correva, correva.
Giunse al Greenwich Village. Entrò nell’albergo “La Bell’époque”, affittò una camera con svista, svicolò e dribblò le scale, corse in camera, si precipitò sul letto seguito dalla fedele valigia. Si riposò un secondino. Poi die’ da mangiare alla valigia una scatola di “Poll” (carne di polacco ai ferri con patatine); la valigia si mise a dormire soddisfatta, russò e guaì in russo e svedese. Era giunto’l tempore, deh, d’esaminare la picciol mappa, detta “Mappina”, “Mappina di Bristol”. La carta della piccola mappa (113 x 8.115 m) era stata suggellata usando come sigillo un pitale: lo stesso pitale (forse) usato da Short John, e che gli fu trovato in tasca. Casacara ruppe con molta attenzione i suggelli usando un martello pneumatico (da non confondere con il martello reumatico): il martello pneumatico è un martello nascosto in uno pneumatico (non asmatico). Ne uscì, con sorpresa di Allocco, la pianta della casa di Dorian Grey; Allocco aprì la bocca, e disse: -Ooooooh!-. La casa di Dorian Grey aveva la bizzarra forma di un Drago rampante, grosso e con le ali. Vi erano sulla mappa tre croci fatte con inchiostro rosso sangue: due nella parte Nord dell’isola, una a Sud-Ovest. Accanto a quest’ultima croce, era scritto (in caratteri cinesi, che Allocco decifrò senza nemmeno vederli, ad occhi chiusi cioè): Qui c’è il grosso tesoro. Sul rovescio del foglio c’era l’immagine di una sogliola; Casacara la ritagliò e se la frisse col burro: squisita! Però così distrusse la piccola mappa: che importava, Casacara aveva la memoria di tre elefanti messi assieme con la colla. Era, anzi, meglio: così la mappa non andava in mani pericolose. C’erano, poi, sul rovescio due scritte: una in geroglifici, ed un’altra in alfabeto etiopico. Ma Casacara non ci capiva niente, quindi poco male. Stabilì con se stesso che l’indomani sarebbe andato a casa di Dorian Grey, alla ricerca del tesoro. Intanto, aprì la valigia (che dormiva saporitamente) ne estrasse due lasagne di carnevale congelate, e se le frisse (friggette, o come diavolo si dice). Erano squisite. Perché Casacara mangiava tanto? Perché non era andato a letto con la bella cameriera: è banale psicoanalisi freudiana. Andò poi a dormire. Era la quieta fine di una proficua giornata.
Si alzò presto la mattina seguente, uscì dalla finestra per prendere del metallo (tombini, condutture, ecc), che fuse, e riversò nella vasca da bagno. Aggiunse burro fuso e vi si gettò: pare che il tutto faccia bene alla pelle. Il gorilla-valigia dormiva soporiferamente (per cui Casacara si rifiutò di ascoltarlo, sennò sarebbe cascato giù dal sonno, facendosi pure molto male). Scese giù a fare colazione. Prese: lasagna, maccheroni al ragù, penne all’arrabbiata, pollo al curry, lepre in salmì, canard à l’orange, contorni vari, insalata, crostata, torta, budino, frutta, caffè, grappa, amaro, whisky. (Tutto per amore di una mediocre cameriera. Mah! Che brutto personaggio)
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INTERMEZZO. Dal personaggio all’autore. Messaggio radiofonico.
“Stramaledetto autore! Certo, l’altro cameriera mi piaceva, ma quella dell’hotel ‘Bell’époque’ è orrenda, è un mostro. Eppure, ho mangiato più di ieri! In realtà, mangio molto perché sto facendo la cura dimagrante”.
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In effetti, la cameriera dell’hotel “Bell’époque” era (a dir poco) brutta, con quei due nasi, una proboscide, tre occhi, quindici orecchie, il suo colorito verde e le antenne. In realtà, Casacara mangiava un tantinello di più perché stava facendo la cura dimagrante. (In effetti, la psiche umana è un pochettino più complessa di come l’ha fatta Herr S. Freud)
Mangiò con calma, ben masticando, deglutendo con stile, tutto innaffiando con vino francese ed italiano, astutamente copulato con il cibo con il quale sposa, allo scopo di edificare una base vasta e potente alla digestion susseguente. Ed ogni portata che trangugiava componeva una poesia, od un’ode: le famose Odi per un pranzo a N.Y. City. Tutto prendeva con filosofia, e non si scomponeva più di tanto; il bello e il brutto in cosa differiscono? Senti, ma non lasciare che il sentire sia tutto in te. La vita è un fiume. Il fiume porta la barca, non è la barca che muove il fiume. Ricordati, però, che sei al comando di quell’imbarcazione, e che puoi dirigerla.
Niente rendeva Casacara così filosofico come un pasto realmente pantagruelico. Rendendolo pieno di pantagruelismo, si trovava in uno stato d’animo aperto alla riflessione e al ricordo. In altre parole, quel cibo si trasmutava in un’essenza che ne acuiva le capacità intellettive, e pure la disposizione intellettuale (che non è lo stesso che intellettiva, giacché intellettuale fa rima con spirituale, mentre intellettivo con mentale, mentativo).
E così Casacara si abbandonò ai ricordi. A lungo aveva amato mangiare presto. Tutto un complesso di ragioni lo spingevano a tale comportamento, sia fisiche che mentali. Quella particolar disposizione d’animo che si ha al mattino, non si ha più nel resto del giorno. Il mattino è forte, luminoso, acuto; ed il corpo, reduce dalla stasi notturna, ha più bisogno di cibo. Contrariamente agli usi delle nazioni mediterranee, aborriva le cene laute, tollerava i pranzi abbondanti, ma soprattutto amava le colazioni pantagrueliche, punteggiate da letture, sognanti nel richiamare le memorie. Amava indugiare nell’osservare i locali un po’ dimessi, e senza troppa gente, un po’ appartati. E nella penombra perdeva cognizione del tempo. Ora si abbandonava alla lettura di un libro, ora al sogno o al ricordo.
Al contrario, a mezzodì, all’una, le due, si gronda energia da tutti i pori, ed amava correre o passeggiare per luoghi soleggiati, verdeggianti ed ameni. Amava gironzolare, rimasticando i pensieri del mattino. Sprecar energia nell’abboffarsi è criminoso.
La sera è il riposo, la quiete. Latte caldo col pane. Una mela cotta. Un austero pane e formaggio, cibi del resto adattissimi a mezzodì, in montagna, nel sole d’estate. E allora, nella luce che fende, guardare il passato e il futuro all’ombra di un faggio, i regni e la loro gloria, l’occulta legge delle maree, dei cicli, la nascosta Mano d’Iddio.
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