sabato, 13 maggio 2006

 

Coccodè

in

GRATTACIELO

 

Attenzione:

Contiene Pantagruelina!

 

 


 

 

I. Coccodè in Grattacielo

 

II. Il risotto di Dorian Grey

 

   III. Orologio e pregiudizio

 

   IV. Il “Puledro scocciato”

 

   V. I duroni del Giovane  Werther

 

   Postfazione

 

 

 


 

 

 

 

A François Rabelais (1494-1533), ed al suo

Gargantua e Pantagruele

modello di questo serius ludus

 

 

Ricordando L’Isola del Tesoro,

di Robert L. Stevenson

 

 

Al Barone di Münchhausen

 

 

 


 

 

“Una volta Chuang Chou sognò d’essere una farfalla

perfettamente felice,

che si dilettava di seguire il  proprio capriccio.

Non sapeva d’essere Chou.

Improvvisamente si destò e allora fu Chou,

 gravato dalla forma.

Non sapeva se era Chou

che aveva sognato d’essere una farfalla

o una farfalla che sognava d’essere Chou”.

 

Chuang-tzu (Zhuang-zi) (I, II, 18)

                  

 

 

 

“Tutte le cose che compongono il mondo

sono come nuvole scorrenti,

 come luna calante,

 come navi che solcano il mare,

 come spiagge che il mare spazza via”.

 

Apoftegma dei Padri del deserto

 

 

 

 

Noli ire, fac venire

Motto di

François Rabelais
 

Coccodè in Grattacielo.

 

  World Trade Center di New York, 11 Settembre dell’Annus Domini 2001. E’ una mattinata come tante, quando due aerei Boeing irrompono nel World Trade Center, facendo di seguito crollare i mastodontici dinosauri di metallo e cemento. Cose che tutti sanno.

 

Giugno 2003. Roma. L’investigatore Allocco Casacara legge il “Manifesto”, quotidiano revisionista, che dedica la prima pagina alla visita del presidente degli Usa Godfried Push, ex-attore di “penne western” (spaghetti western più lunghi); il penne-western può esser girato solo in Texas e prevede l’obbligo di presenza per una serie di Pozzi di Petrolio, che figurano come attori principali ed ineliminabili. Ad ogni spettatore, poi, viene regalato un gallone di benzina (cioè: tanta benzina quanta ne può contenere un grosso gallo) gratis. La misura del gallone si conta in modo molto molto facile: ci si procura un gallo e lo si fa galleggiare in una pozza di petrolio. Poi si va alla pompa connessa al cinema, si apre (fase 2) la bocca del pennuto impiastricciato e si pone nel cavo laringo-faringoideo dell’uccello l’ugello eiettore del maleolente liquido; indi si attende: quando il pennuto rilascia il liquido dal cavo laringo-faringoideo perché pregno e zeppo, il distributore dona quindi al cliente uno speciale filo, col quale si chiude definitivamente la bocca all’uccello. Questo è un gallone. E’ una misura assai precisa, invero.

 

Lo scenario mondiale è intanto tutto cambiato. L’America si è protesa nel mondo, per scopi più che umanitarî, sia ben chiaro. Così, nel 2003 la Pax Americana regnava incontrastata sul mondo. A giugno era previsto l’incontro Push-Pùttan – il premier russo (con l’accento sulla “u”, sia ben chiaro), in due sedi, a Roma ed a Londra; a Roma per discutere con il premier italiano, presidente del consiglio Sbrodolino, che baciò la mano a Push e diede un amichevole colpetto il viso a Pùttan. Si sarebbe discusso dei problemi economici nel Mediterraneo, e ci si sarebbe riuniti per fare il punto della situazione mondiale dopo gli Accordi di Stoccolma, mentre a Londra si sarebbero firmati nuovi accordi, ospiti del mirabile premier inglese Tommy Bleah.

 

A Roma fu discusso il ruolo del Terzo Mondo, in cui gli Usa avevano iniziato ad investire con forza,  furono poi sciolte tutte le vertenze politiche dell’Africa, con accordi realmente vincolanti. Fu firmato un accordo di pace perpetuo fra Israele ed i Palestinesi. Infine, ogni embargo a Cuba non ci sarebbe stato più, a patto che Fidel Castro si dimettesse e fosse sostituito da Veronica Castro: nacque così la prima Telenovela Republic, perché Fidel mantenne la parola di lì a poco. Gli fu dato un cospicuo vitalizio (esteso ai suoi discendenti fino alla terza generazione) di 100.000 dollari alla settimana, più tredicesima di 2 milioni di dollari ogni anno vita natural durante. Fidel si è dedicato intensamente alle sue memorie, Yo soy un hombre sincero, dei quali ha sinora scritto i primi 300 volumi.

I due “grandi” hanno fatto i loro complimenti al sindaco Vellutoni, per aver ridato a Roma il suo statuto di Capitale mondiale. Quanto ai vecchi pseudo-leader italiani, ai vecchi sedicenti “imprenditori”, essi erano i chiari esempi negativi di un’epoca senza idee chiare. “E’ stupefacente che un paese come l’Italia, comunque dotato di una certa fantasia, anche se molto meno di quanto si dice, abbia potuto esprimere dei ceti dirigenti così piatti e mediocri”, ha detto informalmente ai giornalisti Mr. Push. E non si sono sviluppate polemiche!

I due leader si sono salutati per prendere appuntamento a Londra. I giorni dal 15 al 18 giugno 2003 rimarranno memorabili per il mondo, sia per l’attività che per la chiarificazione delle vie del mondo che hanno comportato.

 

Quest’Introduzione risulta basilare per capire le gesta del nostro personaggio. Allocco Casacara divideva il suo studio investigativo con William Jill McAllock a Roma. Il loro studio si chiamava: “Allocco § McAllock - STUDIO INVESTIGATIVO ROMA-LONDRA”.

McAllock era a Londra quando Allocco Casacara ricevette il 13/6/’08 il seguente biglietto:

 

“S’invita la S.V. il 18 c.m. (ore 20.00) alla festa di saluto del presidente degli S.U. Mr. G. Push e del generale Igor A. Q. L. K. F. G. Pùttan, capo del CSYU. Si prega di non mancare, e di venire in smoking”. 

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sabato, 13 maggio 2006
Ed ora, dopo un assaggio dell’Initium, ecco una parte del Primo capitolo.
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sabato, 13 maggio 2006

Il Risotto di Dorian Grey

 

   Casacara si affrettò ad informare dell’accaduto il socio ed amico McAllock, il quale fu ben contento dell’insperata fortuna, che gli consentiva di pagare svariati debiti (20.000 a Londra, 10.000 a Roma). Casacara chiese al socio di mandargli Arnold.

Arnold Schwarzeneiger era la loro guardia del corpo ambulante, ed era governatore della California – il primo stato americano in cui il culturismo è religione ufficiale. Arnold era in grado di spostarsi laddove c’era l’epicentro delle operazioni della loro società. Arnold era un uomo di Neanderthal alto 16 metri, con una circonferenza toracica di 318,6 metri, ed una capienza di cinque vani con retromarcia e servosterzo; trazione interiore, tre velocità; 800 km con un litro (di vino). In parole povere, poverissime, indigenti, malnutrite, denutrite, anoressiche, Arnold era il loro GORILLA.

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INTERMEZZO. Chi sono i gorilla? Cosa vogliono? Da dove provengono? A quanto vanno all’ora?

 

I gorilla fanno parte dei primati. In particolare del GUINNESS dei primati,  vivono cioè solo nelle birre Guinness. Il gorilla, però, non beve birra. Ha la lingua verde perché beve solo POCHUM VERDE. Il gorilla mangia pezzettini minuscolissimi di foglie di Pochum Verde, che altresì costituiscono la sua unica bevanda. Una famiglia di gorilla, di solito costituita di 10.000 individui, riesce a sostentarsi con un’unica foglia, che fa in parti minuscolissime, con le quali si sostenta per lungo tempo. Scienziati che han tentato di vivere con i gorilla son tutti morti di stenti e poveri in canna.

I gorilla, quando son felici, scoreggiano. Il gas da essi emesso è venefico. I negri che vivono nelle zone circonvicine ai gorilla spesso muoiono come mosche a causa dei gas emessi dai detti animali di cui sopra. Fortunatamente, i gorilla sono animali di una tristezza spaventosa. Tale indole viene resa più pesante dai negri circonvicini, che vestono sempre di nero funebre e che celebrano i funerali sempre vicino ai gorilla; a volte sono funerali di persone inesistenti.

I gorilla son dotati di peli-aculei velenosi che sono in grado di scagliare sui nemici con apposite catapulte girevoli multiple, in grado di scagliare 800 peli-aculei al secondo.

I gorilla son dotati di memoria sovrumana, che accumulano in una sacca che si forma sulla schiena nella stagione arida. (No. Quelli sono i dromedari...) I gorilla hanno grande memoria, che però spesso dimenticano da qualche parte. (Dove? Non ricordo...)

I gorilla si accrescono senza posa. Giunti a 100 m ed 300 anni mettono radici ovunque si trovino. E allora smuoverli è un problema.

I gorilla raggiungono la maturità sessuale a 120 anni. Allora vanno in calore, ma in un calore così intenso che bruciano e si dissolvono in una nube di Raid che uccide le zanzare ed i serbi in circolazione. E se non ce ne sono? Allora il gas condensa e precipita in burro fuso.

Pochissimi riescono ad accoppiarsi, solo i più frigidi, dai cui accoppiamenti raramente nasce un gorillino. Perciò di solito i gorilla si riproducono per strobilazione: il gorilla prende un legno duro e si tira una forte botta dolorosa in testa. Si forma un bombolone, che cresce finché si rompe. Ne fuoriescono un gorillino ed un bombo. Il gorillino salta subito fuori a terra e comincia a dar calci negli stinchi e pizzichi a tutti: è molto vivace. Abbatte gli alberi. Dalla legna si crea le costruzioni, che assembla in grosse città lignee, cui poi dà fuoco per divertimento. Si forma archi con i quali caccia e distrugge; costruisce ferrovie per devastare la foresta. L’uomo è come il gorillino. Solo che cresce e si placa. A quanto pare, l’uomo non si placa.

 

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Arnold è un gorilla. Solo che può trasformarsi in una valigia, così Casacara può trasportarlo senza problemi.

E così, Casacara iniziò l’indagine. Scoprì che la gallina del fatidico 11 Settembre 2001 camminava nella borsa di qualcuno che usa la cera: tracce di cera per pavimenti erano state trovate sul piumaggio del gallinaceo. Cera Liu (un cinese) o cera Grey? Questo era il punto.

Il signor Liu quel fatidico 11 Settembre non era in casa, mentre il signor Grey c’era. Questo esclude palesemente Mr. Liu, e pone sotto inchiesta Mr. Grey di N.Y. City. Dorian Grey, per la precisione. E’ da lui che tutta l’indagine deve partire.

Così, Casacara dovette recarsi a N.Y. City, nei mitici Stati Uniti; andò con la sua valigia-gorilla. Dorian Grey, il “re della cera”, era un eccentrico signore americano, che viveva in un’enorme casa di Wright, piena dei più svariati oggetti raccolti con gusto dannunziano. Il socio di Casacara, Mr. W. J. McAllock, tramite i suoi nutriti contatti negli States, era giunto a scoprire che Mr. Grey si recava le notti buie e tempestose del più fitto inverno nella locanda, sita in Manhattan, detta “Il puledro impiastricciato”. E così, Casacara, nell’inizio luglio 2003, si recò nella locanda. Appena vi entrò, un puzzo di candele ad olio e di zuppa di merluzzo lo investì, fino a farlo rinsavire. Si sedette ad un tavolo, ed una formosa cameriera appen’appena vestita gli portò il menu ammiccando provocante. Il menu era sobrio: c’era zuppa di merluzzo, zuppa di pesce con crostini (piccante), baccalà e patate all’origano; non si potevano ordinare più di due diversi tipi di pietanze, ed Allocco Casacara scelse la zuppa di pesce ed il baccalà con patate. Da bere c’era solo birra Badweiser e vino bianco di Lodi (California). Allocco scelse il vin bianco. Sette minuti dopo gli fu portato il vassoio con sopra tutto quanto aveva richiesto. La cameriera serviva i clienti con lo skateboard, e, non vista, aveva lasciato cadere dal reggiseno un bigliettino da visita su cui si leggeva: “SONO LIBERA DOPO LE 8.30 P.M.. PRENOTATEVI. TARIFFE MODICHE”. Un altro dei successi amorosi di Allocco Casacara.

Quanto a lui, non mangiava da tempo. Attaccò, dunque, con sorprendente ritmo, i suoi due piatti ed il quartino di vinello. Terminato il pranzo, segnalò alla cameriera, che intanto si stava esibendo in una conturbante danza del ventre, di fargli il conto ed una tazzina di caffè all’italiana. In men che non si dica, interrompendo la sua danza del ventre, gli portò il conto e la tazzina: pagò immediatamente la cameriera, scusandosi di non poter trarre profitto da quell’occasione a prezzi modici, esentasse, vendita rateale a domicilio. La ringraziò comunque donandole un servizio d’oro zecchino, con tazzine di porcellana e bicchieri di cristallo di Boemia cerchiati d’argento. Allontanatasi l’attraente cameriera con il suo skateboard, sorbendo il suo caffè, Allocco diede un’occhiata in giro per vedere che aria tirava: nell’atmosfera appestata dalle esalazioni di oppio miste a pesce poteva notare il gruppo nutrito attorno alla danzatrice del ventre, alcuni tavoli con i clienti, e qualche capannello vicino al bar. Niente d’interessante. Restava solo un tavolo, quello dietro di lui, da esplorare. C’era un uomo che lo incuriosì, vestito com’era “alla pirata”, con un pappagallo in groppa, ed un baule; accanto a lui si vedevano i resti della zuppa di pesce, ed il piccolo bicchiere ancora pieno di vin bianco. Accortosi che Allocco lo stava guardando, il misterioso “pirata” gli sorrise, facendogli l’occhiolino. Poi, con grande sorpresa di Casacara, si alzò e si diresse verso di lui: aveva una gamba di legno. Dai lenti movimenti, impiegò un certo tempo a percorrere il breve spazio che separava i due tavoli, come una vecchia nave che rolla nella tempesta. Dopo un lasso breve di tempo che parve tuttavia un’enormità, lo straniero senza nome giunse al tavolo di Casacara; e si presentò. Con voce gracchiante, ma in corretto italiano, disse: -Sono Short John Gold. Sei Allocco Casacara?-. Allocco, sorpreso, si alzò ed urlò: -Sì!-. E Short John Gold: -Due. A posto! La prossima volta venga accompagnato dai genitori!-. E Allocco: -Non mancherò-. Al che Gold: -Ma si figuri lei!- E allora Short John Gold estrasse dal baule un pianoforte, e suonò A Kreutzer di L. van Beethoven impeccabilmente.

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INTERMEZZO. Comunicazione dell’esimio editore al risibile autore.

 

“Ho interrogato il FRISBI (Federazione Rompiscatole Investigativi Sibilanti Baldanzosi Internazionali): Short John Gold NON SA SUONARE IL PIANO. Può suonare solo la chitarra. O corregge, o la citerò per reati contro il Matrimonio al Tribunale di Ahia!”.

 

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                           Risposta del volgare autore all’esimio editore.

 

Cambio immediatamente! (Non ho soldi per sostenere una causa sbagliata).

 

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Chiedo scusa al benigno lettor...

Sono rosso di vergogna...!

Torniamo a quando Short John Gold, caracollando come una vecchia nave ubriaca, raggiunge il tavolo di Cascara; si ferma, e bacia  il terreno, piazzando una croce nel bel mezzo del piede di Casacara. E disse ad Allocco: -Sono Short John Gold. Sei Allocco Casacara?-. Ed Allocco, sorpreso, si alzò ad urlò: -Sì!-.

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INTERMEZZO. Comunicazione dell’esimio editore al risibile autore.

 

“ANCORA?”.

 

            SPONSOR: RRR, LLL, QQQ, QKP, FRISBI.

 

                            risposta del volgare autore all’esimio editore.

 

Ho sbagliato!

 

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Torniamo a quando Gold dice quella cosa ben nota ad Allocco.

Allocco, sorpreso, rispose: -Sì. Come conosce il mio nome? Come fa a parlar così bene l’italiano?-

Al che fa Gold: -Ti manda il presidente, noi siamo vecchi amici. Mi manda proprio chi ti manda: il Mandarino, come noi chiamiamo il vecchio Friedy (veramente, io son più vecchio di lui, comunque...)-. Detto ciò, offrì ad Allocco un mandarino. Ebbene, era il presidente Godfried Push liofilizzato, in polvere. Allocco lo sciolse nel bicchiere e lo sorbì in 13 lunghe puntate. Gli passò così il raffreddore, ma gli venne il cancro.

Poi Short John annuì, e continuò: -Il Mandarino mi ha detto di mandarti a dire che ti manda una mappa. Ora te la vado a prendere-. E, allora, Short John fece rotta per tornare alla sue postazioni dopo aver vinto in premio una caramella. Casacara telefonò alle Previsioni del Tempo per sapere se c’erano tempeste in arrivo. Intanto, Short John (alto 2 metri e 99,9 cm quadrati, capienza 25 cm cubici, 4 marce, servosterzo) aveva raggiunto la sua postazione (dotata di mitra a tre velocità, cannone, raggio laser, lettore DVD (cioè uno che sa leggere solo la V e la D, che ripete sempre due volte: il resto se lo fa leggere da altri), forno a microonde, piscina). Aprì il baùle, e ne trasse fuori 30 città portatili, 88 dischi in vinil-pelle, 75 volumi dell’Encyclopædia Britannica, la fatidica mappa. Stava tornando quando una tempesta lo sorprese cammin facendo. Fece appena in tempo a mettere la mappa in una bottiglia che affondò amaramente nel pavimento. Ci fu poco da metterci zucchero: l’affondamento fu molto amaro. Si vocifera che un sommergibile nazista (o era il Capitano Nemo?) nei paraggi del pavimento l’abbia speronato. Una commissione del Senato degli Stati Uniti sta indagando sull’evento; pare, comunque, che fosse Lee Lah Oswald a speronare Short John con il suo fucile del 1812 (guerre napoleoniche, assalto di Otranto, guerra della Galizia, guerra di Crimea, invasione dell’Antartide da parte dei Gurkhas, ecc).

Il messaggio nella bottiglia fu dapprima mandato per mezzo di Edgar Allan Poe, posto di seguito su vinile, riversato su DVD. In tale forma raggiunse il tavolo di Casacara. Questi estrasse la bottiglia dal DVD: era ancora calda, fumava la pipa. Aprì tremante la calorosa bottiglia, ne estrasse con un uncino il contenuto, condì con una spruzzatina di limone, e se lo mangiò. No... Ehm... Quelle sono le cozze...

Beh, ne estrasse la mappa: puzzava ancora di zuppa di pesce, pur odorando di lasagna fritta il giorno dopo. Allocco si precipitò fuori accompagnato dalla sua valigia-gorilla. Si mescolò alla folle folla di N.Y., confondendosi con la loro confusa fusione di stile barocco e neoclassico. Correva, correva. Si fermò. Entrò in un ristorante cinese. Mangiò wantung, riso alla cantonese, formaggio di soia, gelato fritto, caffè. Pagò. Riprese a correre. E correva, correva, correva.

Giunse al Greenwich Village. Entrò nell’albergo “La Bell’époque”, affittò una camera con svista, svicolò e dribblò le scale, corse in camera, si precipitò sul letto seguito dalla fedele valigia. Si riposò un secondino. Poi die’ da mangiare alla valigia una scatola di “Poll” (carne di polacco ai ferri con patatine); la valigia si mise a dormire soddisfatta, russò e guaì in russo e svedese. Era giunto’l tempore, deh, d’esaminare la picciol mappa, detta “Mappina”, “Mappina di Bristol”. La carta della piccola mappa (113 x 8.115 m) era stata suggellata usando come sigillo un pitale: lo stesso pitale (forse) usato da Short John, e che gli fu trovato in tasca. Casacara ruppe con molta attenzione i suggelli usando un martello pneumatico (da non confondere con il martello reumatico): il martello pneumatico è un martello nascosto in uno pneumatico (non asmatico). Ne uscì, con sorpresa di Allocco, la pianta della casa di Dorian Grey; Allocco aprì la bocca, e disse: -Ooooooh!-. La casa di Dorian Grey aveva la bizzarra forma di un Drago rampante, grosso e con le ali. Vi erano sulla mappa tre croci fatte con inchiostro rosso sangue: due nella parte Nord dell’isola, una a Sud-Ovest. Accanto a quest’ultima croce, era scritto (in caratteri cinesi, che Allocco decifrò senza nemmeno vederli, ad occhi chiusi cioè): Qui c’è il grosso tesoro. Sul rovescio del foglio c’era l’immagine di una sogliola; Casacara la ritagliò e se la frisse col burro: squisita! Però così distrusse la piccola mappa: che importava, Casacara aveva la memoria di tre elefanti messi assieme con la colla. Era, anzi, meglio: così la mappa non andava in mani pericolose. C’erano, poi, sul rovescio due scritte: una in geroglifici, ed un’altra in alfabeto etiopico. Ma Casacara non ci capiva niente, quindi poco male. Stabilì con se stesso che l’indomani sarebbe andato a casa di Dorian Grey, alla ricerca del tesoro. Intanto, aprì la valigia (che dormiva saporitamente) ne estrasse due lasagne di carnevale congelate, e se le frisse (friggette, o come diavolo si dice). Erano squisite. Perché Casacara mangiava tanto? Perché non era andato a letto con la bella cameriera: è banale psicoanalisi freudiana. Andò poi a dormire. Era la quieta fine di una proficua giornata.

Si alzò presto la mattina seguente, uscì dalla finestra per prendere del metallo (tombini, condutture, ecc), che fuse, e riversò nella vasca da bagno. Aggiunse burro fuso e vi si gettò: pare che il tutto faccia bene alla pelle. Il gorilla-valigia dormiva soporiferamente (per cui Casacara si rifiutò di ascoltarlo, sennò sarebbe cascato giù dal sonno, facendosi pure molto male). Scese giù a fare colazione. Prese: lasagna, maccheroni al ragù, penne all’arrabbiata, pollo al curry, lepre in salmì, canard à l’orange, contorni vari, insalata, crostata, torta, budino, frutta, caffè, grappa, amaro, whisky. (Tutto per amore di una mediocre cameriera. Mah! Che brutto personaggio)

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INTERMEZZO. Dal personaggio all’autore. Messaggio radiofonico.

 

“Stramaledetto autore! Certo, l’altro cameriera mi piaceva, ma quella dell’hotel ‘Bell’époque’ è orrenda, è un mostro. Eppure, ho mangiato più di ieri! In realtà, mangio molto perché sto facendo la cura dimagrante”.

 

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In effetti, la cameriera dell’hotel “Bell’époque” era (a dir poco) brutta, con quei due nasi, una proboscide, tre occhi, quindici orecchie, il suo colorito verde e le antenne. In realtà, Casacara mangiava un tantinello di più perché stava facendo la cura dimagrante. (In effetti, la psiche umana è un pochettino più complessa di come l’ha fatta Herr S. Freud)

Mangiò con calma, ben masticando, deglutendo con stile, tutto innaffiando con vino francese ed italiano, astutamente copulato con il cibo con il quale sposa, allo scopo di edificare una base vasta e potente  alla digestion susseguente. Ed ogni portata che trangugiava componeva una poesia, od un’ode: le famose Odi per un pranzo a N.Y. City. Tutto prendeva con filosofia, e non si scomponeva più di tanto; il bello e il brutto in cosa differiscono? Senti, ma non lasciare che il sentire sia tutto in te. La vita è un fiume. Il fiume porta la barca, non è la barca che muove il fiume. Ricordati, però, che sei al comando di quell’imbarcazione, e che puoi dirigerla.

Niente rendeva Casacara così filosofico come un pasto realmente pantagruelico. Rendendolo pieno di pantagruelismo, si trovava in uno stato d’animo aperto alla riflessione e al ricordo. In altre parole, quel cibo si trasmutava in un’essenza che ne acuiva le capacità intellettive, e pure la disposizione intellettuale (che non è lo stesso che intellettiva, giacché intellettuale fa rima con spirituale, mentre intellettivo con mentale, mentativo).

E così Casacara si abbandonò ai ricordi. A lungo aveva amato mangiare presto. Tutto un complesso di ragioni lo spingevano a tale comportamento, sia fisiche che mentali. Quella particolar disposizione d’animo che si ha al mattino, non si ha più nel resto del giorno. Il mattino è forte, luminoso, acuto; ed il corpo, reduce dalla stasi notturna, ha più bisogno di cibo. Contrariamente agli usi delle nazioni mediterranee, aborriva le cene laute, tollerava i pranzi abbondanti, ma soprattutto amava le colazioni pantagrueliche, punteggiate da letture, sognanti nel richiamare le memorie. Amava indugiare nell’osservare i locali un po’ dimessi, e senza troppa gente, un po’ appartati. E nella penombra perdeva cognizione del tempo. Ora si abbandonava alla lettura di un libro, ora al sogno o al ricordo.

Al contrario, a mezzodì, all’una, le due, si gronda energia da tutti i pori, ed amava correre o passeggiare per luoghi soleggiati, verdeggianti ed ameni. Amava gironzolare, rimasticando i pensieri del mattino. Sprecar energia nell’abboffarsi è criminoso.

La sera è il riposo, la quiete. Latte caldo col pane. Una mela cotta. Un austero pane e formaggio, cibi del resto adattissimi a mezzodì, in montagna, nel sole d’estate. E allora, nella luce che fende, guardare il passato e il futuro all’ombra di un faggio, i regni e la loro gloria, l’occulta legge delle maree, dei cicli, la nascosta Mano d’Iddio.

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sabato, 13 maggio 2006

Orologio e pregiudizio

 

   Così Aquila Casacara – aveva cambiato il suo nome: Allocco non gli piaceva - giunse al punto indicato con la X rossa sulla mappa del Drago Verde. C’era una stanza la cui porta era aperta: era una stanza il cui pavimento irradiava luce elettrica. Una bianca scrivania ultramoderna ed un letto erano gli unici mobili, tranne una lunga libreria di legno scuro che contrastava con la stanza tutta bianca. Aquila si avvicinò alla libreria, e grande fu la sua sorpresa, quando vide cosa conteneva: tutta l’Encyclopædia di Tlön! Ecco il segreto che Dorian Grey non voleva si conoscesse. Era questo il segreto di Dorian Grey! Nell’Encyclopædia di Tlön lo sviluppo delle scienze oggettive ed il rifiuto del solipsismo andavano di pari passo con il conservare il culto degli dèi. Era un gran dono da fare al mondo, anche perché le scienze “oggettive” erano del tutto modificate a Tlön dalla loro unione col culto degli dèi. E difatti Aquila ora notava che sul tavolo e sulla libreria come agli angoli del letto c’erano dei coni piccoli e pesantissimi, fatti di un metallo non del nostro mondo: essi erano l’immagine della divinità in certe religioni di Tlön.

   Era destino che quel tesoro fuoriuscisse dal Drago; in caso contrario, perché lui, Aquila, era lì? Ma ora il problema di Aquila era come uscire dal Drago. Secondo la mappa era lontanissimo dall’uscita. Allora, si ricordò che il mondo non è, per coloro che hanno scritto l’Encyclopædia di Tlön, un concorso di oggetti o di eventi posti nello spazio. Per loro il mondo è “una serie eterogenea d’atti indipendenti” (Borges, “Tlön, Uqbar, Orbis Tertius” in Finzioni, Einaudi 1978, p. 13). Vale a dire che il mondo si compone d’istanti successivi tra loro slegati, e quindi solo la Volontà dell’Altissimo li connette. Ma, se il mondo è successivo, temporale, allora dev’essere possibile passare da un istante all’altro; e ciò implicherà pure un passaggio “spaziale”.

   Restava un solo problema: come attuare concretamente il passaggio. Dormendo. Sognando.

   Così, Aquila si mise a dormire sul letto, con l’uovo igneo accanto a sé. E sognò il Vuoto. Sonno senza sogni. E poi si svegliò. Incredibile! Era fuori del Drago. Era fuori alla porta che vide quando entrò nel Drago, un dì lontano. Era il portale di piombo, laccato al centro, con i bordi di lucente acciaio. Ma in tasca non aveva più la chiave di quella porta. Si voltò verso le ampie vetrate: al di sotto la città di New York brulicava di vita, e lontano si vedeva il vasto blu dell’oceano. Erano le 11.00 del mattino (lo diceva un orologio alla destra della vetrata, che Aquila non aveva mai notato); era il 30 Aprile 2004! Il giorno era magnifico, e colmo di luce.

   Aquila si guardò. Aveva in mano l’uovo igneo, ed in tasca il cristallo che lo comandava a distanza, il quadernetto di Dorian Grey, ed un biglietto, che diceva: “Sono la stanza di Tlön. In me c’è l’Encyclopaedia. Io uscirò dal Drago, e planerò sulle Montagne Rocciose, accanto all’eremo che sceglierai. Per te sarò sempre aperta. Ma divulga il mio contenuto fra 10 anni a partire dall’anno terrestre in cui ti trovi ora”. Aquila pensò al simbolo con cui veicolare il suo lavoro futuro; e decise che doveva essere un cono d’oro con una stella rossa, piccola, a cinque punte, sopra il cono.

   Stava per scendere dal 130° piano, cui si trovava, quando un improvviso tremito scosse l’edificio. Era il Drago che s’innalzava e volava. Aquila poté osservare dalla vetrata il Drago che s’involava sull’oceano nel cielo azzurro. Ed ecco uscire quattro oggetti dal Drago! Ed ogni volta che uscivano si accendevano dei fuochi d’artificio che scrivevano nel cielo cosa era uscito fuori. Il primo ad uscire fu la stanza con l’Encyclopædia di Tlön: ed Aquila sapeva dove trovarla. Poi venne fuori Uqbar, quindi un piccolo pezzo di Orbis Tertius, ed infine il Bosco degli Spiriti. Si trattava di trovarli. Ma non era compito di Aquila. Questi prese l’ascensore e scese a piano terra: era un uomo molto diverso quello che scendeva da quello salito tanto tempo fa, anche se ora si trovava nel passato. Difatti, ciò che gli era successo aveva modificato la successione del continuum spazio-temporale. Il Drago aveva tutto modificato.

   Tremante ma pacificato Aquila scese giù: non sapeva cosa l’attendesse, ma sapeva che aveva molte cose da fare. Per prima cosa, andò nell’emeroteca, alla ricerca della data di morte di Dorian Grey. Il New York Times diceva: “MORTO DORIAN GREY. MUORE L’INDUSTRIALE-DANDY”; e nell’occhiello: “Muore suicida con un risotto ai funghi velenosi. Lascia un cospicuo patrimonio. Suo ultimo grande acquisto un Drago di giada cinese. Si cerca il suo Diario per le cause del suicidio”. Era il 21 Dicembre 2005. Caspita, era in ritardo sull’indagine!

   Aquila si ricordò che doveva dare il Diario a Magsèl Pgust; e sapeva dove trovarlo. Si recò al “Bell’époque”, e si fece dare l’indirizzo di Pgust cacciando fuori qualche scusa. In un pacco espresso riservato gli mandò il Diario, con un po’ dei soldi che aveva alla cassetta di sicurezza delle Poste di N. Y. City. Poi, telefonò a McAllock a Londra. Appena McAllock rispose, disse: -Accidenti, Allocco! Ma che diavolo di fine hai fatto?! Ti cerco da tempo! C’è un dannato buon affare di cui vorrei dirti-. Ed Aquila: -Chiamami Aquila, Will-. -Come...?-. -Ti spiego tutto qui. Vieni subito a New York. Sto al “Puledro Spennacchiato”-; e chiuse.

   Il giorno dopo, nella hall del “Puledro Spennacchiato”, un pessimo hotel ristorante d’infima categoria, i due soci si trovarono, e, seduti ad un tavolo, iniziarono a parlare. Disse Aquila: -Vedi, Will. Sono successe delle cose che mi hanno profondamente cambiato, e, perciò, ho cambiato nome. Ora mi chiamo Aquila, Aquila Senzacasa-. Un po’ sorpreso, ma abituato alle stranezze del socio, McAllock disse: -Va bene, Aquila. Ma non puoi dirmi qualcosa di più?-. -E’ una lunga storia, Will. Sono qui per dirti... che mi ritiro dall’attività-. -Cosa !?-. -Senti, Will, mi ritiro dall’attività ma non dal sostenere la nostra agenzia economicamente. Mi contenterò del 10% degli introiti, e tutto quel che c’ho messo non lo rivoglio indietro. Consegna la parte legale al nostro avvocato-. -Ma... Aquila, cosa c’è?- chiese McAllock. -Mi ritiro sulle Montagne Rocciose, a vita solitaria. Ti farò sapere il mio nuovo indirizzo, cui dovrai recapitare i soldi-.

   Seguì un lungo silenzio carico di tensione. Poi, McAllock tirò un pugno sul tavolo, e disse: -E va bene! Ma ti darò il 20% dei guadagni-. -Ma, Will... -. -Mi è almeno consentito di fare un regalo ad un vecchio amico! Inoltre siamo in attivo, e non abbiamo debiti-. Aquila sorrise, e strinse la mano a Will McAllock. Ordinarono un hot dog ed una birra, e mangiarono in silenzio. Poi Aquila chiese: -Dimmi qualcosa del caso che hai in mano, Will-. -E’ una dannata faccenda scottante, con pezzi grossi dietro-. Si alzò e si avvicinò ad Aquila; gli disse allora, sottovoce: -Geoffrey Elmer Bushes-. -Il presidente !?- disse Aquila sorpreso. -Sì- rispose McAllock. -E c’è pure la dannata CIA dietro. Pagano molto bene, in cambio della discrezione, s’intende. Nessuna discrezione, pagamento in piombo. Mi spiego?-. Ed Aquila, subodorando la cosa, disse: -Di che si tratta?-. E McAllock: -Vedi, Aquila, tu sei stato via molto tempo, e vabbe’. Ma qui tutti ne parlano. E’ ormai noto a tutti che le Torri Gemelle di N.Y. City sono state fatte cadere non dal solo calore, ma da una malefica gallina che ha fatto un orrido “coccodè” quando le lamiere erano ancora troppo calde, cosicché la vibrazione ha fatto crollare i mastodontici bestioni d’acciaio. Noi dobbiamo dare un’occhiata dietro a tutta ‘sta faccendaccia, e vedere chi c’è-. -Ho capito- fece Aquila, sorridendo come uno che già sapesse la cosa, -ed ho proprio quel che fa per te, mio vecchio socio ed amico-. Cacciò fuori, allora, l’uovo igneo. McAllock era attonito: -Che diavolo è, Aquila !?-. -Vedi, Will, questo ti permette di viaggiare nel tempo. E’ dunque un aiuto che nessun altro può darti, e che nessun altro ha- disse Aquila. -Viaggiare nel tempo!?... Non ci capisco niente! E poi, come diavolo funziona?!-. Aquila rispose: -Semplice. Mettilo in mano, con il pollice e l’indice premi le due fessure in cui devono entrare; poi, pensa e desidera dove, in qual epoca vuoi andare, e ci andrai. Per tornare nella nostra, fai lo stesso e desidera tornare qui-. -Ma...  Non ci saranno pericoli?-. -Non preoccuparti. Ho un cristallo- e lo cacciò per farlo vedere a McAllock -il quale può controllare l’uovo. In caso di pericolo ti caccio io fuori dai guai. Premi la parte superiore dell’uovo con tutt’e cinque i polpastrelli delle dita. Fallo ora, così memorizza le tue impronte, in modo che solo tu possa chiamarmi-. E porse a McAllock l’uovo, sulla cui sommità McAllock, imbarazzatissimo e non convinto, pose le sue dita della mano destra. Lo fece per pura fiducia nell’amico, e nient’altro.

   -Se mai c’è qualcuno dietro, solo tu, Will, puoi farci qualcosa. Il resto è fuori gioco. Siamo sempre stati unici nel lavoro- disse Aquila. -E’ vero- ribatté McAllock. -Ora, è tempo che io parta, vecchio mio-. -Mi spiace davvero, Aquila-. -Non muoio, Will. Anzi, ascendo. Tra poco devo partire. Ti saluto di tutto cuore. Stammi bene, Mac!- disse Aquila. -Stammi bene tu, Aquila. E sta’ attento ad orsi e compagnia bella!- disse McAllock. I due si alzarono, e si strinsero vigorosamente e cordialmente la mano, sorridendo. Poi ognuno prese la sua strada. Aquila, nell’andarsene, pensò: “Che dietro ci sia la Fratellanza Oscura? In ogni caso, è bene che io protegga Mac”. Prese l’aereo comunque, ed andò nel suo eremo.

   A questo punto, qualcuno potrebbe chiedersi che fine ha fatto Arnold, il gorilla-valigia. Ebbene, non vedendo il suo padrone, semplicemente se n’era andato dall’altro padrone, Will McAllock; vi preannuncio che lo accompagnerà dovunque andrà (con qualche eccezione), non preoccupatevi.

 

 

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   INTERMEZZO. REINIZIANO GLI INTERMEZZI: dall’auttor al benigno lettor.

 

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sabato, 13 maggio 2006

Il Puledro scocciato

 

   McAllock lasciò il “Puledro Spennacchiato” e si recò al “Puledro Impiastricciato”, dove ordinò una zuppa di pesce. Poi uscì dal “Puledro Impiastricciato”, ed entrò nel “Puledro Scocciato” che, essendo scocciato, gli assestò un calcio memorabile e lo cacciò via dal suo locale. Così, Mac si trovò per strada, pensando. E pensò che ci voleva un mago per risolvere la situazione. Cercò sul giornale, e trovò: “MAGO CORDIALE. CORTESIA E CULTURA”; seguiva l’indirizzo, cui si recò McAllock.

   Si recò allo studio, e vi trovò un uomo vestito di strani paludamenti, paludosi, fangosi e puzzolenti, con una lunga barba nera, che si dava delle arie, dicendo a Mac: -Voi dovéto staro aqquórti, pecché no tutti soni quello che àveno da esse, eccioè machi. No tutti. Attenetevelo bbeno ammènde-. E aggiungeva: -No tutti. Pecché, signori, abbisogna trattaro... O trattore? Nossò. C’è un trattore in stutio? Nocc’è. Bbeno. Bbisogno trattaro bbeno iccliènde-. E si avvicinò verso Mac, gli sputò in un occhio, e gli assestò un pugno terribile. Commentò: -Vedéto, questo è cortasia-, e lo sollevò dal pavimento; poi disse: -Quardate, ora assisteréto at un esorcismo; quardate, quardàto-. Continuò: -Osservàto quella tònna. Tiéna irriavolo ingorpo-. -Ma sembra normale, salvo la sua espressione spaurita- disse McAllock. -Osservàto- disse Cordiale. Si avvicinò alla donna e le assestò un tremendo calcio negli stinchi; la donna si contorceva orribilmente. -Guardàto, quardàto como si contòrcio. E’ ppossetuta tal demonio- disse Cordiale. Si avvicinò alla donna e le assestò una tale serie di mazzate, che la donna stava a terra svenuta. -Or’è llibbera- disse Cordiale -mi debbe far pagàro solo. E vvoi, che tenéte? Qual è ivvostro pobblema?-. In quel momento, McAllock alzò lo sguardo sul motto incorniciato dal “maco” Cordiale: “NOI GUARIAME I VOSTRO POBBLEMI MALATO”. -Cioè- disse McAllock -voi guarite i problemi malati-. -Eccèrto!- disse Cordiale. -Noi guariame i pobblemi e li restituiami sani all’utenza- aggiunse. -Ma i miei problemi son tutti sani!- disse McAllock. -E allore che ci stàto a ffàro qquì?- chiese Cordiale. -Ho sbagliato- disse Mac. -E allore dovéto pacare- disse Cordiale -milli dollari-. In quel momento cento e più sgherri uscirono fuori dalle stanze circonvicine allo studio, armati fino ai denti. -Quant’è?- chiese McAllock. -Milli cinguecèndo dollari: chi chiéte due vòtte paca dippiù-. -Va bene- disse Mac. Pagò, e si tolse dai guai.

   “In che razza di pasticcio mi son ficcato” pensava Mac, aggiungendo: “Devo chiedere aiuto a Pantagruele per consultare un vero mago, od un vero oracolo”. Quello stesso giorno ricevette una lettera di Aquila, in cui si diceva: “Caro Will, se vuoi sapere qualcosa su chi è ‘dietro’ l’affaire della gallina (chicken affaire), va con Pantagruele a Bacbuc, a consultare l’oracolo della bottiglia. Se vuoi seguire il mio itinerario, vai per questa via, che ti condurrà nella terra di Mistero in cui sono recentemente stato (se poi vorrai proseguire oltre l’oracolo), anche se non ti può far giungere né alla locanda, né all’Abbazia, né alla Città Celeste della terra di Mistero. Ti saluto. Con affetto, Aquila”.

   McAllock allora partì per la terra dei Dipsodi, dei quali Pantagruele era il re. Si portò con sé l’uovo, ma non la valigia-gorilla. Inoltre, si formò una grossa riserva di pantagruelismo, che si fece spedire via posta in comode rate mensili in tutti i porti dove sarebbe dovuto andare.

   Giunto alla reggia di Pantagruele, Mac spiegò la situazione, e riuscì a convincere Pantagruele a fare una spedizione a Bacbuc.

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lunedì, 15 maggio 2006

I duroni del giovane Werther

 

   Mac era di nuovo a N.Y. City, nel suo piccolo appartamento. Dopo le sue fallimentari ma davvero interessanti avventure, aveva deciso di regolare i suoi affari e di ritirarsi sui Monti Appalachi. Ma ora doveva contattare il Barone di Münchhausen, l’unico che potesse risolvere il caso. Era di nuovo il 2005.

   S’informò, e venne a sapere che per trovare il Barone di Münchhausen, bisognava entrare in contatto con il giovane Werther. Assunse allora due nuovi soci, Mr. Mist (Foschia) e Mr. Missed (Perduto). Il duplice motto dei due nuovi soci era: 1) “We find a failing even if missed in the mist” (Troviamo il difetto anche se perso nella foschia); 2) “We don’t miss a mess even if missed in the mist” (Non manchiamo un mesale anche se perso nella foschia).

   Mr. Missed e Mr. Mist, allora, si appoggiarono ai “Quattro dell’oca giuliva”: Mr. Cool, Mr. Cold, Mr. Warm, Mr. Hot (Fresco, Freddo, Tiepido, Caldo), per cercare il giovane Werther. Unitisi a Mr. Missed e Mr. Mist, formarono i “Sei del formaggio forte”, il gruppo più terribile e pericoloso di un gattino senza unghie. Mac diede loro l’uovo per andare a trovare il giovane Werther alla fine del XVIII° sec. d. C., l’epoca (più o meno) del Barone di Münchhausen. Mac fece sì che i “Sei del foraggio forte” potessero usufruire dell’uovo igneo solo due volte: per andare indietro nel tempo, e per tornare alla nostra epoca. Inoltre, consegnò ai Sei, ora ribattezzatisi i “Sei del formaggio-puzza-di-piedi”, una lettera per il Barone, nella quale chiedeva il suo aiuto.

   I Sei, ora chiamatisi i “Sei dell’anatra all’arancia”, lasciarono la puzzolente, fumosa, caotica N.Y. City per andare nella verde Germania di due secoli fa. Si era in Prussia, ed il giovane Werther, secondo le indicazioni di Goethe, viveva in un piccolo borgo di campagna di nome Wahlheim (Casa della Scelta), che però scoprirono si chiamava in realtà Wahnheim (Casa dell’Illusione). Entrando nel paese, difatti, lessero il motto: “Wahl Wahn ist” (il libero arbitrio è illusione). I Sei, che ora si chiamavano i “Sei della gallina troglodita”, vestiti da cowboys, entrarono tutti armati di colt, Winchester e compagnia bella, nel villaggio tedesco, gridando: -Giovane Werther, esci fuori, e non faremo nulla alla tua famiglia!-. La gente, intimorita, si era rintanata nelle case. Allora, i sei masnadieri si diressero nel saloon, che lì si chiamava “Grosser Saal”. Entrarono nella sala piena di fumo, whisky, gioco e donnine equivoche, e chiesero: -Dove diavolo deve domificare quel dannato deficiente di Werther?-. -Quale Werther?- dissero tutti in coro (con musica d’accompagnamento). -Il Giovane- dissero i sei scornacchiati. -Ah!- dissero quelli del coro. -Bih!- continuarono le sei cornacchie. In breve, esaurirono le lettere dell’alfabeto; ed allora i Sei dissero: -Siamo i “Sei dell’orchidea domestica”: cantate o vi facciamo secchi!-. E allora dovettero sorbirsi trenta ore di canti da taverna tedeschi, al cui termine (finalmente!) venne fuori il dannato indirizzo.

   I Sei uscirono dal saloon, e videro un cartello appena fuori dal saloon, che diceva: “La casa del giovane Werther. Per di qua”. Cacciarono le pistole, e spararono sul maledetto cartello. Finché, giunsero alla casa del giovane Werther; sulla porta di casa si leggeva: “der junge werther. Lessero storpiandone orribilmente la pronuncia. Bussarono. La porta si aprì cigolando lugubre. Si presentarono ad un’alta, bella, bionda, tonda, gioviale simpatica signora tedesca, che gridò con il braccio alzato: -Sieg Heil!-. Ed i Sei in coro: -Hitler Kaputt!-. E la dolce signora: -In tal caso. Chi siete voi?-. -Siamo i “Sei dell’anatra alla pechinese”. Dobbiamo vedere il giovane Werther- e si tolsero i cappelli stile West. -Lei chi è, signora?-. E la signora: -Sono Lotte Brigitte Heil, moglie del giovane Werther-. -Ah!- dissero i sei puzzolenti. -E’ in casa il Giovane?-. -Sì-. -Possiamo vederlo?-. -Prego, entrate-. Ed entrarono in una vasta e bella sala, con un tavolo al centro. -Posso offrirvi qualcosa?- chiese Lotte. -Sì- dissero in coro i “Sei dell’anatra in carrozza”. Così, Lotte offrì loro una zuppa di maiale bollito, würsteln e crauti, carne di daino con patatine fritte e cipolle, birra buona. Poi Lotte disse: -Venite con me. Mio marito è in camera sua-. Andarono nella camera del giovane Werther, e lo videro seduto su di una sedia con i piedi in aria ed una bacinella d’acqua calda vicino. Si era appena lavato i piedi, che gli doloravano per dei duroni molto grossi ed evidenti. -Grazie Lotte- disse il giovane Werther quando vide i “Sei del pulcino impagliato”; -sedetevi signori- continuò. Ho questi duroni che mi dolgono terribilmente: sono la causa di tutti i miei dolori, che ho scrupolosamente annotato nel mio grande libro: I dolori del giovane Werther- prese a dire. Nonostante i suoi 79 anni, era sempre giovane come un elefante, come una tartaruga. Quel colorito cereo, quell’occhio giallino e lacrimoso, quella pelle fresca e tesa come un mare in tempesta, quei denti penduli, gialli e rotti, alternati a gustosi vuoti, davano nell’insieme l’immagine della più scattante ed aitante giovinezza. -Potreste liberarmi di questo mio unico problema?- continuò Werther.

   Detto. Fatto. I “Sei dell’oca impappinata” estrassero armi e pistole. In men che non si dica si scatenò una sparatoria stile vecchio West: l’aria puzzava di polvere da sparo e di scoregge. I “Sei della gallina impallinata”, difatti, ogni tanto sbagliavano e sparavano dal di dietro. -OK in cielo. KO in terra- esplose ad un tratto uno dei “Sei della pallottola ocheggiante”. Ed un altro dei “Sei della parentesi incatramata” lo corresse: -OK Corral in cielo. KO Corral in terra, vuoi dire!-. -Ho erroso- disse il primo. -Ho erruto- fece il secondo. -Ho errogeno- disse il terzo. -Erogeno, vuoi dire- continuò il quarto. -Idrogeno, deficienti!- disse il quinto. -Esogeno, banda di animali senza cervello! E state zitti, o lo dico a Mac!- concluse il sesto dei “Sei dell’ochetta scoraggiante”.

   Si fece un silenzio di tomba nella stanza puzzolente. Poi, si sentì una serie di scricchiolii molto inquietanti; e dalla tomba fuoriuscì Dracula come uno di quei pupazzetti che si chiudono in una scatoletta e poi, quando l’apri, schizzano fuori schizzando acqua e pallottole. Al che, i “Sei della scoreggia ingalluzzita” dissero: -Ma va via, stramaledetto Dracula! Pussa via in un altro romanzo, che c’è già quel pazzo dell’autore che ci fa fare abbastanza stramberie!-.

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   INTERMEZZO. Dall’autore.

 

   Banda di puzzolenti schifosi personaggi tutto fumo e nient’arrosto! State al vostro posto! Dracula! Quanto a te: pussa via! Ho già guai abbastanza perché ti ci metta pure tu! Quanto a voi, personaggi da strapazzo: in riga!

SPONSOR: COCCO, Dèin, Bor, SA.

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   I “Sei della cacca selvaggia”, in coro, fecero: -Prrrrr...!-.

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lunedì, 15 maggio 2006
Qui di seguito si pone solo l’inizio del seguito di “Coccodè in Grattacielo”, seguito intitolato: “Il Codice Gargantua”.

Enrico F.
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lunedì, 15 maggio 2006

IL CODICE GARGANTUA

 

 


“… siate voi stessi interpreti dei vostri propositi”

(Rabelais: Gargantua e Pantagruele,

Libro V, cap. 45)

 

“Voi siete il campo di Dio”

(Apostolo Paolo: I Corinzi, 3, 9)

 

Sic transit gloria mundi

 


INDEX

 

1. La Gallina di Cioccolato

 

2. In viaggio

 

3. Lo Scoglio

 

4. Le Due Torri

 

5. Il Codice Gargantua

 

Postfazione


 

1.

La Gallina di Cioccolato

 

Le cose non erano andate bene per Allocco McAllock, un tempo Casacara, ora Senzacasa. Era uno homeless. Con difficoltà, eppure accettando il suo ruolo – immeritato, ma lo studio che aveva era andato molto male – decise di costruirsi una capanna di lamiera, caldissima d’estate e freddissima d’inverno. Fu dura fatica. Mangiava dove e quando poteva, soprattutto nelle mense dei poveri messe in atto da organizzazioni caritatevoli. Il cibo non era granché per la verità, ma qualche zuppa calda d’inverno, qualche pasta e fagioli, qualche pollo al forno con le patatine non erano male. Soprattutto qualche frutta era importante, perché non aveva gran possibilità di mangiarne. Cosa mangiava di solito nella sua capanna di lamiera, forno d’estate, frigorifero d’inverno? Beh, Allocco era in qualche modo riuscito ad adattarsi persino a quella pessima situazione, della quale doveva ringraziare molte individualità cosiddette “intelligentissime” ma che si dovrebbero riempire di sberle, di sberleffi. Tanta gente aveva fatto una cattiva fine, cosa facilissima di questi tempi.

C’era intorno a lui una comunità di tipi strambi che vivevano nella “zona” delle capanne di lamiera, diciamo i più intraprendenti fra gli homeless, che non si adagiavano nella situazione in cui si trovavano, spesso non per colpa loro, e così cercavano un qualche modo per armonizzare quella pur pessima collocazione. Ma di uno di loro parleremo tra breve, perché accompagnerà il nostro Allocco, il quale, ormai, aveva preso un altro nome: quello con il qual era noto nella piccola comunità. Spesso camminava per le orrende discariche cementificate. Mangiava scatolame, qualche mela racimolata e qualche altra cosa che si poteva comprare in comune da qualche parte; inoltre, vi aggiungeva qualche pranzo nelle mense dei poveri di qualche organizzazione caritatevole. Avevano stabilito che se qualcuno si fosse trovato in tali mense avesse dovuto portare con sé qualche avanzo da distribuire ai compagni di sventura. Ed Allocco aveva sempre tenuto fede al patto, il Gran Patto di Sopravvivenza (GPS). Non è un gran mangiare, ma, in definitiva, tutto si dissolverà infine. Veniamo all’amico più importante di Allocco, Guerrin Deportivo detto anche “Le Corna”, figlio di Milone, principe cristiano di Taranto, e di Fenisia, principessa turca di Albania. Era un tipo molto alto, piuttosto robusto, con i capelli lunghissimi alla “heavy metal”. I capelli di Guerrin erano castano scuri, e la barba bella e folta, rossiccia e brizzolata da qualche parte. Aveva dei tatuaggi sulle braccia, dei caratteri cinesi, una croce appesa al collo ed un anello con rappresentato sopra un teschio. Suonava bene la chitarra, cosa che l’aiutava a sfogare la rabbia contro il mondo e a passare il tempo. Oltre la chitarra, aveva un corno vero, di bovino, che usava per berci la birra dentro. Non era un tipo “filosofico” all’Allocco. Guerrin era un combattente nato; era vestito di pelle e jeans attillati, ovviamente rubacchiati da qualche parte. Veniamo agli altri amici. Uno si chiamava Thomas Glahn, che veniva dalla Norvegia. C’era Gan Jiang, il cinese dalla faccia di albicocca rinsecchita, che, con la sua spada splendida, l’unico suo avere in effetti, li aveva grandemente aiutati a combattere l’orda di Cinesi che volevano comprare la “zona” in cui stavano le capannucole di lamiera. Avevano vinto mettendo le loro energie assieme.

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Aggiunta [del 27 Luglio 2006 A. D.]

Il Codice Gargantua” si trova parzialmente in un altro blog:

http://blog.azpoint.net/blog/il_codice_gargantua_e_coccode

Inoltre, su questo blog si trovano i Capitoli 1, 3 e 5 de “Il Codice Gargantua”, ai seguenti url:


Capitolo 1

http://blog.azpoint.net/blog/il_codice_gargantua_e_coccode/archive/2006-07-

27/8103_8220il_codice_gargantua8221_capitolo_1.htm

[unire le due parti dell’url]




Capitolo 3


http://blog.azpoint.net/blog/il_codice_gargantua_e_coccode/archive/2006-07-

27/8107_8220il_codice_gargantua8221_capitolo_3.htm

[unire le due parti dell’url]




Capitolo 5

http://blog.azpoint.net/blog/il_codice_gargantua_e_coccode/archive/2006-07-

27/8110_8220il_codice_gargantua8221_capitolo_5.htm

[unire le due parti dell’url]


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